//Non “asfaltiamo” il futuro del Pianeta

Non “asfaltiamo” il futuro del Pianeta

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Il consumo di suolo è una problematica globale ma in primis italiana, che non accenna a diminuire, compromettendo sempre più, lo stato di salute delle nostre città e di noi tutti cittadini; attualmente, è stato stimato, che per ogni cittadino ci siano a disposizione 355 metri quadri tra asfalto e cemento, e sempre meno spazio verde di cui usufruire.

E’ in realtà presente da tempo una legge volta al regolare e limitare il consumo di suolo ma risulta, ad oggi, non ancora approvata dal Parlamento.

Da recenti report e dall’ Environmental perfomance index, emerge chiaramente lo stato di arretratezza dell’italia rispetto agli altri paesi nel campo della gestione del suolo, e l’Ispra, Istituto Superiore per la protezione ambientale, non fa che confermare di anno in anno questa tesi.

Dall’ultimo report presentato solo qualche mese fa, i dati che emergono sono parecchio allarmanti: nonostante i tassi di nascita registrati nel 2019 siano nettamente inferiori agli anni precedenti, l’edificazione ha subito un aumento di più di 57 km quadrati. 

Questi dati risultano ancora più preoccupanti se si tiene conto del fatto che questa crescita esponenziale riguarda sempre più le aree a rischio idrogeologico, sulle quali la perdita di suolo e l’impermeabilizzazione potrebbero causare delle vere e proprie catastrofi.

Ma dove sono finiti i buoni propositi dell’agenda 2030? 

Purtroppo l’espansione Globale andrebbe regolata per gradi ed ogni Paese, Regione e Provincia dovrebbe garantire un’equa distribuzione degli spazi ad ogni cittadino, equilibrando le ripartizioni e attuando la politica del “se necessario” . Per giustificare la necessità di quanto finora edificato, la popolazione mondiale dovrebbe praticamente  raddoppiare nei prossimi anni e sappiamo bene che ciò non avverrà. Interrompere repentinamente il mercato del mattone e altrettanto impossibile per via di implicazioni sociali ed economiche che ne scaturirebbero, allora cosa fare?

Sicuramente attuare processi di tipo refarming nelle aree agricole e regenera in quelle industriali, aiuterebbe ad ottimizzare spazi già edificati dandogli nuova vita senza intaccarne di nuovi, utilizzando al massimo quanto già privato all’ambiente naturale, e permettendo poco alla volta la salvaguardia di altri territori e uso del suolo.

Dobbiamo puntare a soluzioni innovative che adattino i luoghi per riqualificare aree già dilaniate dall’edificazione selvaggia e spesso abbandonate per altre, ridando identità ai luoghi e fungendo da esempio nel contesto delle buone pratiche costruttive, garantendo alle future generazioni cubature di suolo naturale e di cemento reimpiegato in modo funzionale.

 


Land consumption is a global problem, but primarily Italian, which shows no sign of decreasing, increasingly compromising the health of our cities and of all of us citizens; currently, it has been estimated that for each citizen there are 355 square meters of asphalt and concrete available, and less and less green space to use.

Actually, a law aimed at regulating and limiting land consumption has been in place for some time but has not yet been approved by Parliament.

Recent reports and the Environmental performance index clearly show the state of backwardness of Italy compared to other countries in the field of soil management, and Ispra, the Higher Institute for Environmental Protection, only confirms year after year this thesis.

From the latest report presented just a few months ago, the data that emerge are quite alarming: despite the birth rates recorded in 2019 are significantly lower than in previous years, the construction has undergone an increase of more than 57 square km.

These data are even more worrying if we take into account the fact that this exponential growth increasingly affects areas at hydrogeological risk, where soil loss and waterproofing could cause real disasters.

But where have the good intentions of the 2030 agenda gone?

Unfortunately, global expansion should be regulated gradually and each country, region and province should ensure an equitable distribution of space to each citizen, balancing the divisions and implementing the “if necessary” policy. To justify the need for what has been built up to now, the world population should practically double in the coming years and we know that this will not happen. Suddenly interrupting the brick market is equally impossible due to the social and economic implications that would arise, so what to do?

Certainly implementing refarming processes in agricultural areas and regenerating in industrial areas would help to optimize already built spaces, giving them new life without affecting new ones, making the most of what is already private to the natural environment, and allowing little by little the protection of other territories and land use.

We must aim for innovative solutions that adapt the places to redevelop areas already torn by wild construction and often abandoned for others, giving identity to the places on which it operates and designs, and acting as an example in the context of good construction practices, guaranteeing future generations cubes of natural soil and concrete reused in a functional way.

By |2020-10-06T10:22:51+00:00October 6th, 2020|Uncategorized|0 Comments

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Giorgia Tomarchio

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