//Orti urbani o Urban Farm?

Orti urbani o Urban Farm?

Gli orti urbani, che in italia si svilupparono solo nel periodo che andò dal 1930 al 1940 quando, il verde pubblico fu obbligatoriamente convertito a orto ( si parlava infatti di orti di guerra ) con lo scopo di ottimizzare gli spazi, diminuire la fame e la povertà e non lasciare la terra incolta, stanno pian piano riapparendo nelle nostre città, con tutti i benefici che ne conseguono.

Già nel 2013 secondo una ricerca di Coldiretti, i terreni dedicati a queste iniziative avevano raggiunto i 3,3 milioni di metri quadri di terreno, fino ad arrivare nel 2015 ad avere più del 46% degli Italiani che coltiva spazi verdi e ad oggi i dati in continuo aumento lasciano ben sperare.

Inoltre da studi effettuati nel 2018 si rileva come gli orti urbani apportino benefici non solo ambientali per via della produzione di aria pulita in ambienti fortemente antropizzati, ma anche e soprattutto per via di benefici di tipo sociale ed economico. Da quest’ultimo punto di vista infatti è stato calcolato come con una coltivazione di poco più di 10 mq, con l’agricoltura tradizionale, è possibile soddisfare l’intero fabbisogno annuale di verdura di un individuo, riducendo i costi pro capite e le spese derivanti da acquisti di prodotti che rientrano in filiere medio-lunghe; i valori si moltiplicano grazie all’innovazione tecnologica in agricoltura permette di produrre nel medesimo spazio, il necessario al soddisfacimento dei bisogni di un’intera famiglia, con un risparmio dell’80% della risorsa idrica impiegata e il controllo dei nutrienti utilizzati; stiamo parlando di Urban Farm. 

Inoltre la riconversione di aree urbane inutilizzate ad Urban Farm potrebbe garantire una giusta valorizzazione di aree troppo spesso dismesse e motivo di fatiscenza urbana oltre che renderle produttive, restituendo alle città maggiore bellezza e funzionalità, facendo comunque attenzione alle sostanze inquinanti. 

E’ questa infatti una nota da non sottovalutare durante la pianificazione di un orto urbano.

Molte sostanze nocive per l’organismo e presenti in ambienti fortemente antropizzati, possono depositarsi sul terreno di coltivazione o essere rilasciati dalle acque e dalle piogge compromettendo le proprietà organolettiche degli ortaggi e nei casi più gravi accumulandosi al loro interno rendendoli, se assunti in grandi quantità, nocivi per l’uomo.

A tal proposito risulta chiaro che la corretta interpretazione dei bisogni, della pianificazione dell’intervento possano portare ad una corretta individuazione delle specie da coltivare e che, una giusta consociazione con altre piante “purificatrici”, è la chiave per poter coltivare in modo sano anche in città, individuando le aree idonee dove poter impiegare le nuove tecnologie per far evolvere maggiormente il concetto di Urban Farm, configurandolo e adattandolo all’evoluzione tecnologica dei nostri giorni, intrecciando la tradizione e l’innovazione.

Alcune specie vegetali, come visto in un report del Dipartimento di Agraria degli Stati Uniti, intercettano, assorbono e smaltiscono le sostanze inquinanti di diversa natura, restituendo ambienti sani come una volta. Una tecnologia naturale, a basso costo e benefica sotto molti punti di vista, che potrebbe contrastare l’inquinamento, in primis per gli orti il trifoglio.

La fase senza dubbio più importante per la realizzazione di una Urban Farm appare quindi la  pianificazione e l’analisi territoriale, ma la ricerca scientifica e la tecnologica in campo agricolo sono la prerogativa da perseguire nei nuovi orti cittadini, più sicuri e sostenibili. 

Parlare di orti urbani come elemento risolutore assoluto ha senso solo se gli stessi risultano tali e quindi solo se accuratamente pianificati, tenendo conto delle caratteristiche del contesto in cui inserirli, delle caratteristiche del suolo, della fruibilità da parte della popolazione, e della giusta valutazione della manutenzione periodica: grazie alle nuove tecnologie con il concetto di Urban Farm in ambito agricolo potrà essere aumentata la resa, la sicurezza alimentare, e diminuiti i rischi tipici dell’assorbimento di inquinanti da ambienti urbani da parte delle colture con coltivazione convenzionale. 

 

By |2020-06-03T14:37:09+00:00June 3rd, 2020|Uncategorized|4 Comments

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Giorgia Tomarchio

4 Comments

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